La mostra

La rassegna antologica, a cura di Denis Curti, conta circa 200 fotografie che ripercorrono la carriera del grande maestro italiano dagli anni cinquanta a oggi.

Conosciuto in Italia e all’estero come il poeta della fotografia, Gianni Berengo Gardin ha saputo restituire e rinnovare il linguaggio visivo del nostro paese: Venezia, Milano, i manicomi e la legge Basaglia, la Liguria, l’entusiasmante esperienza con Renzo Piano, il grande reportage “dentro le case”, la Biennale d’arte di Venezia, ma anche New York, Vienna, la Gran Bretagna e la straordinaria esperienza con il Touring Club, fino alle fotografie finora rimaste inedite e qui presentate per la prima volta.

La mostra “Gianni Berengo Gardin – Storie di un fotografo” approda a Palazzo Ducale in versione rinnovata e arricchita con un intero capitolo dedicato a Genova con fotografie che coprono un ampio periodo che va dal 1969 al 2002, appositamente selezionate per questa edizione della mostra e in buona parte completamente inedite.

Quello di Berengo è un vero e proprio omaggio alla città. Un racconto affettuoso, forse nostalgico, ma comunque senza retorica. Il porto, spesso fotografato su invito di Renzo Piano, diventa un crocevia di storie parallele: i lavoratori, le vedute, le navi e l’idea di un paesaggio che si trasforma in sentimento e consapevolezza nei confronti del cambiamento. Poi le strade, le architetture, le case, si sovrappongono alla visione, ai mestieri che ormai sono scomparsi.

Nella Genova di Berengo Gardin c’è una città che assomiglia alle sue idee, ai suoi ricordi. In quel bianco e nero, così come in tutte le sue storie c’è una quantità umana che corrisponde al suo amore per la vita. C’è commozione senza retorica. C’è quel Gianni Berengo Gardin che guarda avanti senza smettere mai di voltarsi indietro.